disegnini nei muri degli ospedali
parole rubate dalle pagine di Beppe, il CaroDiario della Lady
nel 2020 mi sono ammalata di Covid e facevo visita ogni tre per due all’ospedale
prelevata in ambulanza dal mio giardino in fiore, venivo catapultata in mezzo ai corridoi di un ospedale che non aveva più niente di organizzato e stabile: era un ospedale da campo, come si vede nei film con i marine americani in Afganistan
con le barelle nei corridoi e i corridoi sono anche i magazzini di stoccaggio dei materiali e i materiali son sempre pochi, son sempre quelli sbagliati, son sempre quelli con cui ti devi inventare una soluzione ad un problema, un problema che è più grande di te, in quel caso nel 2020 era anche più grande dell’umanità tutta per qualche mese e un po di più
in quelle incursioni in quei corridoio, in quelle stanze che una volta forse erano anche ambulatori chissà, ma ora erano camere con dentro più barelle che piastrelle, mi ritrovavo a fissare un muro bianco per ore e giorni, con attorno caos, urla, pianti, disperazione, insonnia…
quel muro bianco era un buco nero
ti entrava un pensiero qualunque e ti inghiottiva, diventava enorme, una tragedia senza fine, una giusta causa per abbandonare tutto e abbracciare il delirio
Mi ricordo di una volta, chissà quale, che un signorino di una certa grande età era convinto che suo figlio fosse lì a cercarlo, lo sentiva eh, lo sentiva che lo chiamava e lo cercava e lui urlava il suo nome per farsi trovare: <<“SON QUI! FRANCO SON QUI! VIENIMI A PRENDERE! SON QUIIIIII!”>>
si ma Franco non c’era… e Piero continuava ad urlare, per ore e ore
quei muri bianchi da fissare ininterrottamente erano un tunnel disastroso
appena – dopo tre mesi – il mio tunnel iniziava a far vedere delle finestre di luce, ho fatto SUBITO una cosa: ho scritto una mail alla direzione dell’ospedale, che ne aveva mille da sbrogliare ma ne avrebbe avuta una in più
Ho avuto l’okay: <<si Sara, fai, devi, ci fa bene!>>Okay, vado, faccio. Ciao.
Ho cercato dei miei disegni, già pronti o quasi, avevo fretta, li ho sistemati, gli ho messo uno sfondo, li ho tirati a lucido, gli ho dato una luce nuova e ne ho fatte stampare 20.000€ di copie, plastificate, sanificabili, non ingombranti, appendibili al muro con un pezzetto di scotch, zero sbatti, zero materiale
le ho fatte consegnare in ospedale, perché ogni cazzo di muro bianco di fronte ad ogni cazzo di barella non fosse più bianco
doveva esserci appeso qualcosa che potesse prendere quei cazzo di pensieri di merda e li tenesse in scacco per un po’, perché non diventassero un tunnel infinito, un pozzo senza fondo di tragedie
potevano essere anche le etichette dello shampoo eh
poteva essere la lista della spesa di Natale
poteva essere il disegno della confezione dei cereali
andava bene qualunque cosa, basta che quei muri non fossero più un deserto bianco che ti manda ai matti in due minuti netti
Lo so, un disegno non guarisce una pandemia
ma un disegno può distrarti dal burrone, quello si, lo può fare
poi il burrone rimane sempre lì a due centimetri da te, ma a quel burrone ci sta già pensando qualcun altro, tu devi solo seguire il flusso e affidarti a loro
e non devi guardare quel burrone, che poi ti fa ancora più paura, ti fa diventare diffidente di tutto, ti immobilizza in un limbo
da allora, dal 2020 avanzato, ho iniziato a disegnare e dipingere e infestare i luoghi di colori e disegnini e stronzate varie che ti distraggono un attimo dal limbo che balli ogni giorno, sempre di fretta, sempre correndo, sempre non vedendo che stai vivendo (intanto)
da ottobre 2024 ad oggi ho:
– messo in mostra quadri giganti nella hall di un ospedale
– fatto una mostra per beneficenza
– donato due quadri al reparto di Chirurgia Senologica di un ospedale
– dipinto l’intero reparto del DayHospital Oncologico di un altro ospedale
– dipinto l’intero reparto di Rianimazione di un altro ospedale
– dipinto la sala d’attesa di Radioterapia di un’altra clinica ancora
– progettato un enorme progetto che richiede tanto tempo ma che quando sarà fatto cazzo sarà importantissimo!!
Lo so… non ho salvato vite nel senso stretto del termine
ma so che queste cose hanno fatto tanto bene a tante persone…
sembra stupido andare a fare dei disegnini in posti come questi, che vedono più brutte notizie che ore del giorno… insomma: Rianimazione, Oncologia…
ma gli stessi pazienti che camminano quei posti mi hanno riempito le tasche di ringraziamenti, di “BRAVA! Hai fatto bene” “ci fa bene”
gli stessi parenti appena usciti da un brutto colloquio con il medico, usciti da una camera in cui parlavano con un corpo silenzioso, addormentato, collegato a tubi e macchine e campanelli e bip continui – quei parenti lì, mi hanno riempito di pacche sulla spalla, loro a me, di sorrisi abbozzati tra le lacrime, di occhi distratti per un attimo
una finestra nel tunnel
che passa in un istante, ma intanto c’è, e ti ricorda che da qualche parte il sole c’è
e magari lo raggiungerai
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Li ho fatti fermandomi un paio d’ore in più in reparto ogni volta che andavo in ospedale per qualcosa, una visita, un esame, una terapia…
un paio d’ore alla volta, in un inverno, ho fatto disegnini a destra e a manca
Srotolavo il mio porta pennelli, prima o dopo una terapia, odora sempre di legno, la tela è sempre ruvida e macchiata di tempere<span class="Apple-converted-space">
Li tiro fuori tutti i pennelli, accarezzo le setole di ognuno, le muovo fra le dita, le faccio scorrere, devo pensare a chi mi servirà oggi, quale tecnica faccio con uno, quale con l’altro, se la pennellata mi servirà più morbida, più dura, più ampia, più fina, decisa, sporcata, imperfetta, vera… sto pianificando già tutto in realtà, in quel momenti in cui accarezzo le setole dei pennelli e sembra che non faccio niente
apro i barattoli dei colori e ogni volta il clic del tappo mi ricorda la giardiniera della nonna<span class="Apple-converted-space">
anche l’odore è agrodolce come la giardiniera della nonna, ora che ci penso…
il disegno del progetto è bicolore: lo è sempre nei miei progetti
due colori: un po’ di minimalismo cazzo Sara! linee pulite, 4, veloci, semplici, di impatto, immobili, immutabili, perentorie, potenti
E invece lo sapete no? come poi vengono fuori i mie disegni… tutt’altro che immobili, tutt’altro che minimal. Chissà cos’è che va storto nel mezzo e si ingarbuglia così: boh?!
Bicolor, dicevamo<span class="Apple-converted-space">
e si, sono due i colori dei barattoli che apro… ma con i toni e sottotoni e intensità e saturazioni e deviazioni son fra tutti almeno una dozzina i barattoli che apro
più il bianco
e il nero
che quelli servono sempre ad aggiustare i toni
e anche un colore complementare! serve sempre per aggiustare i toni…
e allora poi vai di piattini e sgugiotti e scodelle…<span class="Apple-converted-space"> cucchiai e palette che sversano un colore con l’altro, si mescolano, si incastrano, formano una palette completa, tono su tono e mezzi toni, che poi tanto quando li stendo li mescolo ancora, li incastro ancora
Alla fine prendo in mano il pennello, quello grande per lo sfondo, per i sottotoni chiari e le linee di base, bagno le setole con l’acqua: la boccetta di vetro che sembra quella degli alchimisti del 1200 o di Mago Merlino, senza il tappo di sughero, quello l’ho lasciato a casa, si sversa piano piano e lascia cadere acqua limpida che si assorbe tra le setole di quel pennello prima così morbido e fluffoso, ora cosi fluido e carnoso…. sembra la pubblicità della Pantene, hai presente?<span class="Apple-converted-space"> quando la modella in tv, si lava i capelli sotto la doccia e li smuove a destra e a sinistra come i cavalli fanno con la coda quando una mosca gli ronza attorno alle chiappe
chissà come mai quando fan la doccia nelle pubblicità smuovono sempre i capelli a destra e a sinistra a creare onde su onde di capelli: tu lo fai? io non l’ho mai fatto. Non penso neanche di aver mai visto qualcuno farlo nella vita reale di tutti i giorni. non lo so… tu lo fai? l’hai visto fare?
Dicevo che bagno le setole dei pennelli<span class="Apple-converted-space">
Cambiano così tanto…. Prima sono setole morbide al vento senza una stabilità
poi diventano salde e ordinate, unite e compatte, pronte a non lasciar scappare neanche una setola a lato a sporcare la linea
Setole che si inzuppano di vernice e poi seguono la mia mano e ci ballano insieme e fanno disegnini nei muri degli ospedali, in mezzo a pazienti seduti sui divanetti delle sale d’attesa, che per un po, per una volta, si dimenticano di stare ossessionati ad aspettare che il loro numero appaia nello schermo e a chiedersi: <<quanto cazzo ancora devo aspettare?!?!>>
OGGI NO<span class="Apple-converted-space">
oggi possono rilassarsi un po’ guardando la mia mano con un pennello in mano, sincronizzare il respiro con il ritmo lento delle pennellate, chiedersi quale sarà il disegno finale, giudicare nel mezzo ogni pennellata o scelta di colore, e non capire mai in realtà qual’è il programma che sto seguendo, quando sarà finito, quanto ancora mi manca, quante cose ancora nella mia testa devono esser fatte, quanti dettagli ancora aggiungerò
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Ogni volta ho paura
sbaglio sempre qualcosa, viene fuori sempre tutto diverso da come ce l’avevo in testa…
Si lo so, la mente è nebulosa, non possiamo vedere concretamente le cose, sono sfuocate nello schermo della fantasia che proietta immagini chissà dove in un telo bianco che sventola a metà fra i nostri occhi e il nostro cervello
Chissà come facciamo a vedere quelle immagini se i nostri occhi acquisiscono altro… me lo chiedo sempre: abbiamo un altro paio di occhi interni?! Com’è che funziona sta cosa della immaginazione e delle immagini mentali? Dovrei chiederlo a ChatGPT…
ma in ogni caso, quelle immagini lì confuse sono sempre perfette, solo perché non possiamo vederle bene nei dettagli, con lucidità
e così poi la realtà non è mai all’altezza della nostra immaginazione
Facciamo progetti e poi li realizziamo diversi, e non ci va mai bene, c’è semper qualcosa di sbagliato, qualcosa che potevamo fare diverso, qualcosa che potevamo fare meglio, qualcosa che dovevamo fare in più, qualcosa che abbiamo fatto in più, di troppo e dovevamo fare meno
E così, ogni volta che le setole dei pennelli scorrono tra le mie mani, ogni volta che parte il clic di un barattolo, ogni volta che mescolo colori, che verso l’acqua nel piattino, che preparo la vernice sul pennello e liscio la punta, la rendo perfetta, con la giusta quantità di vernice per lato, non troppa che poi cola e si espande, non troppo poca che poi il segno si interrompe prima del dovuto, non troppo liquida che poi cola giù, non troppo densa che poi non segna e ingrippa… ogni volta, ho paura
Paura che sta volta, la “cosa che non è mai abbastanza” non lo sia solo per me, che ormai ci ho fatto il callo, mi insulto e mi incazzo… ma che non sia abbastanza anche per quelli fuori, fuori da me, per le persone che sono attorno, affianco, prima, dopo…
Perché se non è abbastanza solo per me, Amen! Me la risolvo tra me e me, presto o tardi mi arrenderò o farò qualcos’altro che non sarà abbastanza e sposterò l’attenzione lì
ma se non è abbastanza per chi sta fuori… cazzo
non ci voglio pensare
sento solo la paura
non ho fatto foto nel frattempo
mi sono portata il cavalletto e la fotocamera, e non li ho mai aperti, montati, messi su, o spinto REC
non ho fatto stories al riguardo, post, blog, newsletter…
me li sono solo goduti, vissuti, mangiati
attimi di vita che volevo sentire
i pensieri si staccano dalla mia testa, vagano altrove, io non li sento, per un po’’
navigo, fluttuo, in un posto che non so dov’è che non so com’è
ora ve lo racconto perchè mi son presa un tempo per guardare indietro a cosa ho fatto quest’inverno
mi sono assaporata tutti gli attimi che ho vissuto, e chi li ha vissuti insieme a me mi ha sempre detto: <<“Sara! Devi raccontarle queste cose… a tanta gente farebbero bene! Li farebbero sognare ancora… io lo racconto a così tanti pazienti!”>>
e allora adesso, qualcosa te l’ho raccontato
con affetto, ma sempre irriverente
L A D Y S A R A
