il Nonno Mario

parole rubate dalle pagine di Beppe, il CaroDiario della Lady

 

13.05.2026

 

Assurdo eh!? 

Che sono appena stata all’archivio di stato a far ricerche sul mio nonno e ora entro al ristorante e nel primo tavolo in bocca all’entrata chi c’è? Il Gaddo. Non lo vedo da secoli. Ho passato un anno ad incontrarlo spesso in ospedale, ma ora era proprio un bel po’ che non lo incrociavo per caso nella vita. E cosa mi ricorda? Mi tira fuori la storia che siamo legati da molto molto tempo prima perchè i suoi nonni erano i migliori amici dei miei nonni. I nonni paterni si si, proprio loro. I Gaddoni, che avevano il caccia e pesca, chissà magari il nonno andava a pesca da giovane.

I migliori amici del mio nonno. La vedi la vita che strane pedine ti mette nel cammino? A prescindere da quale cammino tu abbia in testa, a prescindere da quale energia tu stia attivando, attraendo, cercando, l’universo è in ascolto. L’universo ti ascolta. Quindi sarà effettivamente meglio parlargli chiaro, all’universo, sapere bene cosa chiedergli. Cosa vuoi chiedergli tu Sara? Cosa vuoi fare da adesso in poi? Fra dieci minuti Sara, quando esci dal ristorante, come vuoi che sia la corrente su cui sali su? Che attraversi, che cavalchi, che ti fa fluire? è ora di fermarti e mettere in ordine i piani, i sogni, le idee. 

Una cosa sicura ce l’ho. Non voglio farmi governare e trasportare dal tempo, ma voglio comandarlo io. Decidere io che cosa fare, non essere vittima delle circostanze e del da farsi, come al solito bloccata in faccende e doveri e poi non artefice del mio presente e del mio passato e del mio futuro. Strano dire che sono, adesso, artefice del mio passato, vero? E invece…. Finalmente qualcuno mi ha parlato di questi concetti e mi si è trovata la chiave di spiegazione alla società del mio sentito interno di non esistenza del tempo. Aspe, che lo ridico in parole normali e non incastrate male. Io non ho mai sentito il tempo, non so cosa sia in effetti. Conosco la parola, la dicono tutti: non ho tempo. Il tempo passa. I tempi che furono. Quando avrò tempo. Cose così dai…. Ma a parte la grammatica e il significato letterale delle singole parole in sé, io non ho mai capito il significato intrinseco, interno. Io quel famoso tempo non l’ho mai sentito. Non lo sento scorrere, non lo vedo, non lo posso toccare, non so che forma ha, non so di che colore è. Ha un sapore? Un odore? E il passato? Vedi come cambia il passato? Quanto lo puoi far cambiare tu ora, oggi, domani, fra un mese. Siamo solo nella frazione di tempo di adesso. E qui c’è tutto il tempo del mondo. 

C’è l’adesso, l’oggi, lo ieri, il domani, il fra un anno, un anno fa, una vita fa e anche la vita passata, o la prossima vita. Tutto qui, tutto eterno, tutto sempre. Ecco, io più che il concetto di tempo, sento sento sento il concetto di sempre. è tutto sempre. Contemporaneamente ho 4 anni, ne ho 18, 24, 41, 104, e sono anche la gitana delle Ande, il monaco guerriero, la strega della Francia, il monello dei druidi, la sacerdote degli egizi, la scultore di Atlantide. 

Okey, sto divagando mi sa.  Ma non so bene come fare a spiegare una cosa per cui ancora forse non esistono le parole, come la spiego? Ahhhhhhh che palle! 

Comunque io il tempo non lo cos’è.

Per me fra cinque minuti, 5 ore o 5 anni non vedo differenze. E nemmeno tra le 10 del mattino e le 4 del pomeriggio, non sento differenze. Son numeri diversi, ma vogliono dire la stessa cosa.  Esiste l’adesso. E il non-adesso. Non percepisco altro. 

Quindi per esempio, se mi dici che alle 8 devo essere in clinica, io fino alle 7:59 saprò che non sono le 8 e che non è il momento in cui essere in clinica. E non sarò in clinica. Alle 8:00 saprò che sono le 8 e che devo essere in clinica. E allora parto per andare in clinica. Quindi arrivo alle 8:25, che non sono le 8. Ma nella mia testa è tutto così. Con quel filo lì. Non c’è altra lettura. 

Ma a parte quello che sento io quindi, che il tempo è tutto nell’ora, mo che sia presente futuro o passato, ora ho parole per descrivere anche il fatto che tu ora, oggi o domani, puoi cambiare il tuo futuro, ma anche il tuo passato.

Fino al fatto che puoi cambiare il tuo futuro mi credono in tanti, o almeno a livello ipotetico teorico, la pratica poi è un’altra faccenda. Altri invece non riescono a vedere plausibile neanche la loro possibilità di cambiare il loro futuro, o il futuro di tutti. E in effetti se ti dicessi che potresti essere milionario da qui a dieci giorni, o potresti essere sposato/divorziato da qui a domani, o essere a vivere in Argentina fra 30 giorni, mi diresti che è comunque impossibile. Tutto dipende da quanto è vicino o lontano il futuro di cui parliamo e quanto è vicino o lontano dalla tua situazione attuale. Boh, assurdo. Per me è tutto possibile e tutto plausibile. Magari fra un mese sono a vivere in Argentina su una spiaggia, milionaria, bionda, e lavoro nel real estate. Non mi stupirei se succedesse anche se è `fra poco “tempo” e solo perchè è radicalmente diverso dalla situazione attuale: seduta in un ristorante japponese, tutto vetrate con il sole che filtra tra le tegole rosse del macDonald nella zona industriale di Forlì, in Romagna, Italia, Europa. Con un conto in banca che è meglio se non so con esattezza che cifra riporti, ma mi sa che è scritta in rosso e con un meno davanti, o li vicino. 

Ma tant’è che fin lì spesso qualcuno ci arriva con la logica o con il sentito interno. “Cambiare il tuo passato” invece `un altro paio di maniche. Qui i follower si fermano prima, in pochi nemmeno riescono a seguire il concetto intrinseco di quelle parole messe in fila così. Hanno un significato? Sì…

Pensa un po’

Pensa alla tua migliore amica.

Pensa a tutto il tuo passato insieme a lei. STUPENDO! Eh? quante ne avete combinate? marachelle nei parcheggi? e chi ha coperto chi, di nascosto dai genitori per andare a limonare nel muretto del parchetto? e quando Giampaolo poi limonava con la Geltrude, chi c’era lì a fianco a te a farti ridere e sognare e a passarti i fazzoletti? sempre lei. quella che ti passava anche le canne nell’estate della prima superiore in campeggio, e quella che ti ha tenuto il bouquet da sposa nel tuo giorno più bello mentre Paolo ti infilava la fede al dito con un si. La Sonia. La tua migliore amica della vita e di quella dopo e di quella prima. 

Poi un giorno, tipo oggi, torni a casa all’improvviso a prendere la borsa della palestra che hai lasciato sulla lavatrice già pronta. Sai che non c’è nessuno in casa, entri spavalda, mentre canti e pensi che sei già in ritardo per la palestra. Paolo è col commercialista oggi, siamo in periodo di dichiarazione dei redditi, ci starà un bel po’. E INVECE SORPRESA!!!! Paolo è a casa!!! Ed è col commercialista in effetti, non il suo però, è con la Sonia, la tua commercialista. La tua migliore amica, commercialista. 

Improvvisamente, tutto il tuo stupendo passato color arcobaleno e luccichini, che hai condiviso attimo per attimo con la Sonia, e poi con Paolo, e poi con la Sonia e Paolo insieme, ecco che diventano tutti momenti neri, rossi, marroni, infuocati, lava che cola, vulcano che esplode. Nero, morte, tutti sepolti di botte e di insulti e quintali di terra e cemento armato e continenti nel mezzo. 

E così ora la faccenda di essere a vivere in Argentina in un altro continente, com’è? milionaria, bionda, su una spiaggia lavorando nel real estate entro 30 giorni da oggi, come la vedi? non più così lontana eh?  Magari ci mettiamo un oceano di distanza tra noi e sti infami e con i soldi del divorzio becchi un bell’investimento e diventi milionaria e fai stralci a vita.

Interessante….

Il tuo futuro e il tuo passato sono cambiati radicalmente in un secondo. E te che non pensavi che fosse possibile…

E prova a pensare invece che hai sempre spalleggiato tua madre e odiato quel bastardo di tuo padre che vi ha lasciato sole come due pulci, senza un soldo e costrette a cambiar città, mentre lui è scappato in Ucraina con una bionda con il culo sodo e 16 anni in meno che ha un salone per far le unghie. Sei cresciuta a farti il mazzo e a dar ripetizioni di matematica ai bambini più piccoli perché se no le goleador col cavolo che te le potevi prendere. Hai odiato tutti gli uomini, ogni contatto con il genere maschile doveva essere articolatamente messo sotto esame e approvato da una commissione d’inchiesta, e poi comunque siamo ancora qui, single, a tenerli lontani anche quando son vicini o ad avvicinare solo gli sfarfalloni, stranamente. E poi invece un giorno scopri che ve ne siete andate a vivere in culonia non perchè non c’erano i soldi e il papà era in ucraina, ma perchè la mamma se la faceva col suo capo e la moglie del capo l’ha cacciata dall’azienda e anche dalla sua vita, l’ha sputtanata e l’ha smerdata, e lei è scappata via dalla sua stessa vita, dal suo stesso matrimonio, facendo scappare via anche te dal tuo stesso padre e da tutti i tuoi papabili futuri mariti. E tuo babbo non l’ha mai saputo dove ritrovarti. Non l’ha mai saputo dove mandarti i regali di natale. Non ha mai saputo dove spedire tutte le lettere che ti ha scritto, per ogni compleanno, e per ogni domenica passata senza di te. Sono tutte lì, nelle scatole nel primo ripiano della libreria, insieme al coniglietto di pezza lilla che era rimasto incastrato sotto al cuscino e che tua mamma non ha strappato via dalla sua vita. 

Assurdo eh, che un giorno poi un notaio ti scriva per informarti che tuo padre è morto. Che viveva in Argentina. Che la sua casa ora è tua, e anche la sua libreria e tutte le sue scatole piene delle tue lettere. Piene del passato che non hai mai avuto e che improvvisamente adesso hai. Nel futuro radicalmente distante dal tuo presente, dal tuo presente di 5 minuti fa, prima della telefonata del notaio, e che ora invece hai. 

Puoi cambiare tutto, improvvisamente. 

Puoi cambiare il presente, perchè ti alzi dal tavolo del ristorante, paghi il conto ed esci fuori. Puoi cambiare il tuo futuro, perchè quando sei fuori dal ristorante poi prendi la macchina e vai a sinistra verso il Marconi di Bologna, anziché andare a sinistra verso casa dolce casa. O puoi cambiare il tuo passato, perché sfogli una guida turistica della Grecia stampata nel 1977 dal touring club italiano, trovata attaccata con lo scotch da elettricista nel retro di un armadio di legno nel garage/officina del tuo povero nonno. Scopri che è stato in Grecia nel 41 durante la guerra e che quindi negli anni 80 poi, 40 anni dopo, aveva comprato una guida turistica, l’aveva sottolineata con cura e precisione, e sognava di tonare lì, in quelle terre sconsolate che una volta erano trincee, in quelle terre in cui i Nazisti l’han catturato e deportato in Austria nel campo di prigionia di Linz. Negli anni 80, quando era già in pensione, quando era già nonno, quando aveva già costruito tutto quello che il mondo gli aveva chiesto di costruire, il nonno Mario aveva riaperto quel cassetto del suo garage pieno di lame e di chiodi, ma anche di petali rosa di un amore stroncato, magari chissà. Un amore che avrebbe voluto portare al ristorante e a fare shopping, pare, da ciò che aveva sottolineato con cura nella guida turistica. Non gli interessava niente di monumenti e sassi e musei, ma solo di ristoranti di pesce, quale vino prendere per l’aperitivo, negozi di borse e chincaglierie e come si dice in greco: “Dov’è? Quanto costa? Grande. Piccolo. Non capisco, parlate inglese?” 

“Noi siamo il sogno dei nostri antenati”

Ma ci pensi quanta magia c’è in questa frase?

Un po’ tutti, mi sa, fan figli e sperano che vivranno una vita fantastica, che faranno tutto quello che loro non hanno mai fatto, tranne gli errori, quelli speran che non ne faranno mai, ne quelli che loro han già fatto ne altri. Anche se non glieli raccontano mai… non gli raccontano quali errori hanno commesso e come non commetterli. A volte qualche stronzo di genitore gli dice che sogni loro-genitori hanno per loro-figli, creando barriere alla libertà di sognare e sensi di colpa se poi invece nell’animo del figliolo  c’è qualcosa di diverso. 

Però si… è romantico, no? Pensare che siamo il sogno dei nostri antenati.

Mentre sappiamo così poco dei nostri antenati o ancor meno dei nostri genitori, le nostre radici più vicine. Spesso abbiamo rancori e obblighi e non detti e “che palle!” verso i nostri genitori. Non li sfanghiamo. Non li andiamo a trovare. Non li chiamiamo. Li evitiamo. Li evitiamo anche a natale. Ci abbiamo litigato ieri o nell’82 e siamo ancora fermi lì. Facciamo andare avanti tutto, vogliamo la promozione, i bonus, raggiungere il peso forma, andare a quel concerto, conoscere il tal consulente. Vogliamo progredire e ottenere, e lasciamo le nostre radici lì congelate, bloccate, stantie, impolverate, senza nutrimento, senza vita. 

Come sarà possibile secondo te? Crescere con le radici bloccate? Mmmm 

E invece lì dalle nostre radici potrebbe esserci tutta la magia del mondo.

Tutti i sogni dei nostri antenati sono lì, nascosti in noi, ad aspettare di farci volare. A nutrirci dal profondo. Tutta la magia di quei sogni sono lì. Siamo lì. Siamo tutti quei sogni lì. Di milioni di nostri antenati. 

di Milioni di nostri antenati. Cazzo… son tanti sogni eh? un potenziale enorme

Milioni di sogni infranti, milioni di sogni non realizzati, milioni di sogni frenati dalle vite. Milioni di sogni che rimangono lì a potenziare i tuoi, a volte anche a bloccarli. Chissà quanti sogni abbiamo che son lì castigati da sogni infranti qualche vita o secolo fa nelle nostre radici. 

Va bene Sara dai, deliri ancora… 

Sta mattina sono stata all’Archivio di Stato di Forlì, ho consultato gli archivi di leva e la matricola militare di mio Nonno Mario, classe 1921. Sbarcato a Patrasso il 30 agosto 1941 dal piroscafo Galileo partito due giorni prima da Brindisi. Ha militato lì come Caporal Maggiore nella 156° Compagnia Cannoni fino all’8 settembre del 1943 quando dopo l’armistizio è stato catturato dai Nazisti nell’isola di Santa Maura, ha detto NO alla proposta di militare per loro, ha resistito, ed è stato deportato in Austria in un campo di prigionia. 

Ha vissuto due anni in Grecia. Deve essere successo qualcosa di molto bello per cancellare l’incubo di essere stato catturato dai Nazisti. Qualcosa di moooooolto bello, per cancellare i due successivi anni di lavori forzati in un campo di prigionia a Linz. Qualcosa di molto molto moooooolto bello, se 40 anni dopo è entrato di nascosto in una libreria, ha comprato una guida turistica della Grecia e di nascosto come e quando chissà, passava il tempo a leggere dei posti che aveva vissuto, del vino che aveva bevuto, e sognava di tornare in Grecia, chiedere “dov’è?” magari cercando qualcuno e non un luogo. andarci a mangiare il pesce insieme, a bere vino, a comprar scarpe e chincaglierie, ma di sicuro non a vedere musei e sassi e anticaglie. 

Si, se sogni di tornare nel luogo che ti ha fatto prigioniero dei Nazisti, deve essere successo sicuramente qualcosa di molto bello. Un sogno così gigante da sopravvivere ai campi di prigionia, sopravvivere a 40 anni di altra vita, sopravvivere anche alla morte. Tramandarsi dalle radici. Far sognare ad una tua nipote di visitare la Grecia un giorno prima o poi, fargli comprare una guida turistica nel 2005 per capire che forma dare a certe voglie interne che chissà da dove scalciano, fargli trovare anche un marito con un nome greco – Glauco – che sogna di visitare le terre che gli hanno dato il nome. 

Ora devo contattare i militari, scoprire cos’ha fatto in quei due anni di Grecia, dov’era, quale caserma, quali ruoli, quali faccende, quali campagne. E poi preparare uno zaino, metterlo in spalla, prendere un traghetto a Brindisi con mio marito che soffre il mal di mare, e sbarcare a Patrasso il 30 agosto, andare all’isola di Santa Maura. Toccare quelle terre. guardare quel blu del mare che ogni giorno mio nonno teneva d’occhio cercando invasori, quell’ovest sul mare che magari ad ogni tramonto salutava perchè lì in fondo c’era l’Italia. Potrei Liberare qualcosa che era stato imprigionato. Potrei far crescere un fiore che era solo appena sbocciato, ma cazzo, splendeva tanto. E l’8 settembre potrei tornare in Italia, senza passare dall’Austria e potrei portar qua una bottiglia di quel vino bello che lui non ha mai potuto portarsi dietro. 

Potrei partire da quei due militari che mi giravano attorno nel parcheggio quando sono arrivata al ristorante, subito prima di entrare e incontrare il Gaddo che mi ha ricordato che i suoi nonni erano i migliori amici del mio nonno. quei due militari che sono qui ora, un paio di tavoli in più in là. 

 

 

con affetto, ma sempre irriverente
L A D Y S A R A